Roberta Sofi
Gianni Bianchi, La ragione credibile. Soggetto e azione in Maurice Blondel, Jaca Book, Milano, 2009. Un volume di pp. 198.
(Pubblicata su "Rivista di Filosofia Neo-scolastica", 2/2010)
La ragione credibile. Soggetto e azione in Maurice Blondel propone un percorso teoretico incentrato sull’azione come problema filosofico nella prospettiva di Maurice Blondel e offre importanti strumenti teorici che consentono di ripensare, soprattutto in termini metodologici, il nesso che sussiste tra soggetto, razionalità e azione. L’autore Gianni Bianchi, con un’impareggiabile chiarezza espositiva, restituisce la voce alle opere di Blondel, animato dalla stessa passione del filosofo per la relazione e la trasmissione di un pensiero originale che spesso è stato solo accennato o addirittura dimenticato. Ripercorrendo i tratti salienti dell’opera blondeliana – concentrandosi in particolare sull’Action (1893) – Bianchi esamina il concetto di azione, blondelianamente intesa come primo elemento di strutturazione della soggettività, per diagonalizzare la dicibilità del testo sulla natura e sul «sapere» del soggetto. La certezza che non esista soggetto senza azione è il canovaccio della «credibilità di una ragione che risulta inscindibile dai suoi atti». Per argomentare questo assunto fondamentale, che colloca la razionalità all’interno della realtà empirica e al di fuori di schemi rigidamente prefissati dalla scienza, l’autore articola il suo discorso indagando innanzitutto il metodo di ricerca di Blondel che rende possibile un dialogo tra la tradizione filosofica greco-medievale e la filosofia contemporanea. Esso si basa sul primato dell’azione quale elemento concreto dell’esperienza e motore attivo del soggetto e del suo agire. L’autore propone una riflessione sul legame che stringe l’idea di azione come metodo di ricerca a quelle di razionalità, volere, desiderio, soggettività e libertà. Nel costante confronto con il testi blondeliani la possibilità e il senso dell’azione sono interpretati come metodo di indagine filosofica: l’azione viene descritta come l’elemento unitario che esplica e chiarisce la struttura della razionalità umana colta nel suo atto sintetico. E poiché per Blondel anche l’atto conoscitivo è «azione», Bianchi mostra come la metodologia dell’agire diventi il paradigma della razionalità. L’autore riesce a districare con cura e dovizia i nodi di un pensiero complesso e gravido di implicazioni, rimandi, investigazioni in cui ogni termine si confronta e acquista significato solo in rapporto agli altri in un crescendo di relazioni. In questo contesto il concetto di volontà regge la trama dell’opera, illuminando il nesso teoretico tra azione e razionalità. Se l’azione umana è in parte determinata dalle leggi naturali, essa non è tuttavia riducibile ad un’operazione meccanica di raccoglimento di dati o di semplice risposta agli stimoli. Ecco dunque un ulteriore nucleo della filosofia blondeliana sviscerata dall’autore: la dimensione etica e volontaria dell’esistenza che costituisce il sostrato di ogni azione e fonda la razionalità. L’originalità della proposta blondeliana, secondo Bianchi, consiste nell’originarietà di una volontà che si dà a se stessa consentendo all’uomo di agire senza padroneggiare completamente e consapevolmente i moventi di tale azione. La razionalità emerge qui grazie al metodo fenomenologico elaborato da Blondel che rende conto degli elementi in gioco nell’azione e, interrogando la sua stessa origine, scopre un’immediata «sproporzione» tra il soggetto agente e l’impossibilità di controllare totalmente i fattori che costituiscono l’azione, tra l’atto del volere e l’oggetto voluto, tra la partecipazione attiva di un soggetto e il suo non possedersi. Tale discrepanza risulta ancora più visibile se viene chiamato in causa il desiderio: nel momento in cui il soggetto esercita la sua volontà, agisce inevitabilmente secondo due opzioni fondamentali che si articolano o in una relazione o in un rifiuto. Nel primo caso l’azione è finalizzata a una prospettiva di ricerca e ricostruzione del significato dell’esperienza; nel secondo caso si attua il rifiuto della possibilità del senso, la rinuncia alla possibilità di volere, la noluntas quale esito di una volontà sganciata da qualsiasi meta e non controllata da agenti esterni. In entrambi i casi il soggetto prende una posizione: manifesta la sua libertà. Libertà – intesa come punto nodale della volontà desiderante – e chiave di lettura etica, sottendono il discorso dell’autore sull’azione blondeliana, portando il soggetto alla scoperta socratica di se stesso per aprire le porte di una coscienza che conosce ma che non si possiede completamente. Bianchi evidenzia come si vada realizzando in Blondel un percorso teoretico che, proprio attraverso una nozione di volontà «che si cerca e che si trova nell’azione», consente di formulare in termini nuovi il rapporto tra libertà e necessità, in polemica con il formalismo etico kantiano e in inconsapevole sintonia con l’approccio fenomenologico hegeliano.
L’autore insiste sul legame tra la sfera della volontà e la sfera della razionalità sancito dall’azione e sull’indeterminazione della volontà rispetto all’oggetto verso cui quest’ultima si indirizza. L’atto del volere si rivolge sempre verso un oggetto che è mancante rispetto a ciò che la volontà desidera: poiché l’attesa del volere appare sempre inadeguata rispetto alla volontà desiderante, scatta una discordanza tra l’attesa del volere e l’oggetto voluto. È questo processo che definisce la dialettica dell’azione, nella quale si esprime non solo la dimensione specificamente umana ma l’intera realtà. Inoltre, tale disparità – specifica l’autore – non va intesa come un difetto ma come il segno della complessità del reale in cui il soggetto agisce guidato da una razionalità plastica e duttile, in grado di spiegare il rapporto con se stesso e con il mondo. In altri termini, secondo Bianchi, la fenomenologia dell’azione è il metodo che «mostra ciò che accade ai diversi livelli della vita umana nel momento in cui viene assunta, in maniera più o meno cosciente, una posizione che nell’atto stesso del suo agire afferma un significato e una lettura unitaria degli aspetti particolari della vita» (p. 52). La fenomenologia dell’azione spiega dunque l’accadere unitario della ragione, una ragione che identificandosi con la vita non può che aprirsi alla trascendenza. E in effetti ciò che anima la rilettura dell’Action, da parte dell’autore, è la ricerca, nella filosofia di Blondel, dell’unità che fonda il reale a partire dalla costante tensione dell’esistenza umana verso l’assoluto. La ricerca di se stessi avviene nella relazione con ciò che è diverso da sé: l’uomo come esercizio libero della volontà trascende se stesso. L’autore descrive l’identità umana come un non fisso, un incessante movimento desiderante la cui complessità emerge nell’eccedenza rispetto a ciò che incontra. In altri termini l’esercizio della volontà si mostra come un ininterrotto atto di trascendenza del soggetto verso se stesso, o meglio, come afferma l’autore, un perenne «decentramento da se stesso» che rende impossibile il pieno possesso di sé. Ancora una volta, il focus del problema rintracciato da Bianchi risiede nel conflitto originario, concreto e ineliminabile tra il desiderio di volere e le costrizioni delle cose esterne alla volontà stessa. Presa coscienza di questa contraddizione, la filosofia cessa di essere speculazione passiva e diventa pensiero agente poiché scorge la costante insoddisfazione dell’uomo per tutto ciò che desidera e la conseguente esigenza di trascendere la volontà finita. L’ultima parte del testo è il tentativo dell’autore di documentare lo sviluppo teoretico dell’azione nel suo slancio verso ciò che Blondel chiama «infinito», ovvero il risultato del rapporto del soggetto agente con la libertà e la volontà, la tensione verso quell’«Unico necessario» che è Dio, movente celato di ogni azione umana, unità di misura dell’instancabile ricerca della pienezza umana, totalità cui tende il pensiero. Nell’ultimo capitolo, dedicato all’ontologia blondeliana, Bianchi esamina l’idea della vita umana come una metafisica in azione che procede dalla concretezza dell’esistenza, e dalla conoscenza che il soggetto ha dell’esperienza. Se da un lato la certezza dell’essere è data dall’esperienza che ne facciamo in quanto esseri, dall’altro – sostiene l’autore – percepiamo l’incompiutezza dell’essere delle cose e del nostro stesso essere, scoprendo tuttavia che l’essere che noi stessi siamo è capax dei. In questo senso Bianchi insiste sull’unità del progetto blondeliano: la razionalità è azione in quanto esercizio del pensiero e della conoscenza che «si muove in virtù di una tensione unitaria del soggetto verso la totalità, spinto dalla ricerca dell’infinito che scaturisce dall’interno di ogni soggetto come espressione della sua unità» (p. 133). Senza perdere di vista il percorso che conduce alla verità, la razionalità risulta credibile perché capace di relazionarsi alla complessità del reale in un confronto costante con la ricchezza e la multivocità delle dimensioni della soggettività: la tensione dell’uomo verso l’infinito è un esercizio di libertà, volto a scoprire nella rivelazione cristiana la natura infinita e dinamica della volontà desiderante del soggetto agente. Come ha affermato Dumery: «Blondel ha ritrovato l’imperativo socratico "conosci te stesso". Perché l’equazione del soggetto con se stesso […] non è che l’insieme delle condizioni della conoscenza e della realizzazione di sé». (P. Dumery, La filosofia de l’Azione, saggio sull’intellettualismo blondeliano con una prefazione di M. Blondel, Adriatica editrice, Bari, 1973, pp.78-79).
Ciò che porta il soggetto ad un’effettiva coscienza di sé è un percorso in costruzione fondato su un vuoto che dev’essere colmato e appagato, in ultima istanza, dall’illuminazione divina, senza la quale la nostra azione sarebbe eternamente incompiuta. La filosofia è questo stesso sforzo mai definitivo e incessante di prendere una posizione cosciente di sé rispetto al sapere di sé. Non è infatti possibile, secondo Bianchi che si diano «sapere, interpretazione, giudizio, produzione di un significato "fuori" da un soggetto che si assuma, che riscopra, rigenerandolo, questo significato» (p. 170).